De li caballi marmorei

De li caballi marmorei

Li caballi marmorei ad que foro facti et que cosa numeranno co le deta et perké nanti ii cavalli ene una femina circundata de serpenti. Ne lo tempo de Tyberio imperatore vennero ad Roma doi philosophi iuveni, Prasitellus et Fydia. Et li imperatori cognoscenno essi de tanta sapientia “ke qualunqua cosa oi de die oi de nocte, non staienno con noi, pensarai ne la camera toa, sì diceremo ad voi fi’ ad una paravola”. Ad li ‹quali l’›imperatori: “Se facete quello ke avete dicto, qualunqua cosa volerete, ad voi daraio”. Li quali respusero et dissero: “Nulla peccunia volemo, ma volemo nostra memoria”. Venenno l’altra die, tutto dixero per ordine ad lo imperatore, onne cosa ke quella nocta reto gita avea pensato. Donne li fece la promessa, sicomo essi addemannaro: doi caballi li quali calcano la terra, ad similitudine de li potenti principi de questo munno. Et ad similitudine de lo rege potentissimo, li quali salìo sopre li cavalli, ad similitudine sopre li potenti principi de questo seculo. Como foro posti nudi, li quali staco sopre li cavalli, et como le braza alte et stese et replicate le deta ad similitudine ke numeravano quelle cose ke deveano venire. Et sì como erano nudi, così tutta la scientia de lo munno era nuda et aperta ad la mente loro. Et la femina circundata de serpenti, et avea nanti essa una conca, ad similitudine ke là n’esco et leio essa la scientia. Qualunqua homo volea gire ad essa, non porrao, se prima sé non lava in quella conca. Et quelli doctori et sapientissimi, ad li quali tutte le cose ke deveano venire sì li erano nude et aperte, li quali non volzero fare la memoria loro de alcuno metallo pro la malitia et avaritia ke inverrà co’ li abitatori de Roma, et ke la memoria loro se vastasse et rompesse. Et inperzò fo facta la memoria ad essi de marmo.